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A Parma il terzo polo della cosmetica dopo Lodi e Cremona

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Esiste già nei fatti, con radici profonde nella storia dell’Ottocento, ma si prepara a debuttare nelle analisi economiche ufficiali, il distretto emiliano della cosmetica, concentrato a Parma ma con una vocazione anche sotto le Due torri bolognesi. Il Centro studi Intesa SanPaolo analizzando le dinamiche di medio periodo del territorio, ha infatti evidenziato che negli ultimi due anni è fiorito un vero e proprio cluster organizzato attorno ad alcuni brand capofiliera – in testa Coswell e Davines – con sotto un tessuto di piccole e microimprese produttrici spesso in conto terzi e a valle aziende strutturate di distribuzione all’ingrosso e al dettaglio, tra cui Zacobi e Incos Cosmeceutica. Una filiera consolidata dalla presenza dei big mondiali delle macchine per confezionare cosmetici: Ima, Coesia, Marchesini, portabandiera della packaging valley emiliana.

«Ci sono i numeri per identificare e quindi istituzionalizzare un vero e proprio distretto della cosmetica a Parma, terzo polo in Italia dopo Lodi e Cremona per indice di specializzazione, calcolato come numero di addetti rispetto al totale della manifattura locale, pesato sulla media nazionale. E per avanzo della bilancia commercia il settore è salito al quinto posto della manifattura parmense, dopo meccanica, alimentare, farmaceutica e prodotti edili», precisa Giovanni Foresti, della direzione Studi e ricerche di Intesa Sanpaolo. Ed entra nel dettaglio dei numeri: sono circa 6.800 gli addetti della filiera cosmetica in Emilia-Romagna, la metà concentrati tra Bologna (2mila persone) e Parma (1.115), due province dove hanno sede oltre 630 aziende tra produzione e commercio (la città ducale in proporzione è assai più specializzata del capoluogo regionale, considerando che ha meno di un terzo degli occupati industriali).

A destare l’attenzione degli economisti è stato però soprattutto l’exploit dell’export della cosmesi made in Parma, più che raddoppiato da inizio Millennio a oggi: nel 2017 ha superato i 213 milioni di euro (115 milioni l’export bolognese), a fronte di appena 39 milioni di import, con un saldo commerciale positivo di 174 milioni, il 150% in più dell’avanzo messo a segno nell’anno Duemila.

Dietro a Coswell e Davines ci sono anche case meno note che si stanno facendo largo sui mercati internazionali, quali Parisienne, Eley, Cosmoproject, tutte accomunate da forti investimenti in laboratori di R&S, in materie prime di alta qualità e in prodotti per la cura di corpo e capelli innovativi, funzionali, etici e green. La corsa dell’export è il riflesso non solo delle generalizzate ottime performance dei distretti (crescono a ritmo doppio rispetto alle aree emiliane non distrettuali, rileva Intesa SanPaolo) ma dello scatto competitivo verso l’alto di gamma messo a segno dalla filiera cosmetica negli ultimi trimestri. Rispolverando così il glorioso passato di Parma, oggi nota come capitale Unesco della gastronomia, ma diventata due secoli fa la piccola capitale profumiera d’Italia, da quando Maria Luigia d’Austria, moglie di Napoleone Bonaparte, si innamorò dell’aroma della violetta e fece distillare nel Ducato l’omonimo profumo.

«Se siamo un distretto, lo siamo però in modo molto eterogeneo, ma è vero che la nostra regione ha un peso rilevante sull’industria cosmetica nazionale e che il settore gode di ottima salute e cresce a un ritmo del 5%», commenta Davide Bollati, presidente del brand di Parma Davines,pronto a inaugurare il nuovo stabilimento e a brindare a un 2018 record con un balzo del 30% del business.

Fonte: ilsole24ore

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