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Biopolimeri, i brand tornano a Como

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Coloranti a biopolimeri e senza metalli pesanti. Un impianto di produzione che non spreca l’acqua perché al suo posto usa la CO2 liquida. E una proteina ricavata dal filo del baco da seta che farà la fortuna dell’industria cosmetica e biomedicale. Ecco come la piccola Artefil, azienda tessile del Comasco specializzata nella tintura di filati pregiati, ha sconfitto la concorrenza del gigante cinese. Con l’innovazione tecnologica.

Quattro anni fa, il suo fondatore e Ceo Fabrizio Butti se l’è vista parecchio brutta, con i dipendenti che erano scesi a quattro e gli ordini dei produttori di cravatte della provincia di Como che non arrivavano più, perché i grandi marchi internazionali si rifornivano direttamente in Cina. «Poi – racconta – a un congresso ho incontrato Silvio Faragò, e la vita della mia azienda è cambiata». Faragò è il technical expert di Innovhub, uno dei punti di contatto in Italia di Enterprise Europe Network (EEN), la rete creata dalla Commissione europea nell’ambito del programma Cosme per sostenere la competitività delle Pmi. Eroga i suoi servizi gratuitamente e quest’anno festeggia i suoi primi dieci anni di attività.

Con il supporto dell’EEN la Artefil mette in cantiere diversi progetti innovativi. La sostenibilità ambientale è il filo rosso che li lega. Il primo – e già operativo al 100% – prevede l’eliminazione dei metalli pesanti dai coloranti e la sostituzione dei vecchi formulati chimici con sostanze più ecologiche: ad esempio, l’utilizzo del chitosano, un biopolimero di origine naturale, per dare proprietà innovative ai filati. Anche l’impianto per il recupero della sericina, la proteina che rende impermeabile il bozzolo del baco da seta, è già funzionante: «Collaboriamo con un’azienda farmaceutica, la Res Pharma di Trezzo D’Adda per studiare tutti i possibili utilizzi di questa sostanza – racconta Butti – intanto, per il solo fatto di estrarla, non la scarichiamo più nell’ambiente». Pare che la sericina sia destinata a un brillante futuro nel campo dei prodotti antiage.

Il terzo impianto, costruito grazie a un cospicuo apporto di fondi della Regione Lombardia, sostituisce la CO2 liquida all’acqua come solvente per i processi di tintura: a regime permetterà addirittura di azzerare l’impatto dei reflui. Un grosso contributo alla difesa dell’ambiente, e allo stesso tempo l’asso che ha permesso alla Artefil di riguadagnare le commesse e far crescere il fatturato: «Oggi i grandi marchi internazionali della moda sono molto attenti al tema della sostenibilità e con loro la nostra carta ecologica è stata vincente. Lavoriamo molto per Vuitton, e tramite i contratti con alcuni produttori tessili comaschi riforniamo per esempio anche Gucci. Tutti accordi che abbiamo portato a casa grazie all’aiuto della svizzera TrudelSilk, che dal 2016 è entrata come socio al 40% della Artefil». Il fatturato? «L’anno scorso è cresciuto del 30%», assicura Butti. E anche i dipendenti hanno cominciato a risalire.

Fonte: ilsole24ore.com

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