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Cosmetica italiana, nella crisi punta a innovazione e ricerca

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Crescono produzione, export, investimenti

Gli italiani non rinunciano alla bellezza, la crisi c’è stata, i consumi rallentano dell’1,2% ma gli indicatori del 2014 sono positivi e le imprese della cosmetica della penisola questo anno si dicono più ottimiste, pronte ad investire in innovazione e ricerca. Lo attesta la quinta edizione del Beauty Report , rapporto sul valore dell’industria cosmetica italiana, condotto da Ermeneia per l’Associazione nazionale delle imprese cosmetiche Cosmetica Italia.

“L’andamento del settore tende a rafforzarsi – dichiara Fabio Rossello, Presidente Cosmetica Italia – malgrado le incertezze del mercato interno. Non siamo ancora fuori dal ciclo economico difficile degli ultimi 6 anni ma sono molti i segnali di uscita tra cui la produzione, che è crescita del 2,6 % nel 2013 rispetto all’anno precedente, mentre in Italia la produzione dei beni non durevoli è calata dell’1,5% nel 2013. L’export cresce con ritmi costanti e nel 2013 è aumentato dell’11%”.

Per innovazione, tecnologia, ricerca e sviluppo le imprese investono circa il 7% del fatturato, contro una media nazionale stimata intorno al 3%, si legge nel rapporto. Precisa Nadio Delai, Presidente Ermeneia che ha curato l’indagine su circa 90 imprese italiane: “Si rafforza la propensione verso gli investimenti che gli imprenditori intervistati dichiarano in crescita costante e consistente nel 72,8% dei casi per il 2014 contro il 64,1% del 2013 e il 65,4% del 2012. La crisi è ritenuta una occasione per investire di più perché la competizione è elevata”. “Si rafforza anche il processo di internazionalizzazione e l’incidenza dell’export sulla produzione cosmetica totale italiana passa dal 25,3% del 2009 al 34,2% del 2013”, sottolinea Rossello . “Tiene anche l’occupazione, l’Italia è il quarto sistema economico della cosmetica dopo Germania, Francia e Regno Unito con 35mila occupati, che salgono a 200mila con l’indotto. I laureati sono l’11% degli occupati con figure specializzate in chimica farmaceutica, cosmetologia, economia e marketing. Le donne impiegate rappresentano il 54%, mentre per le industrie manifatturiere sono ferme al 28% “.

Fonte: ANSA.com

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