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PROFUMERIA ARTISTICA, UN’ECCELLENZA ITALIANA

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2% fatturato beauty, in continua crescita. A Milano ad aprile Esxence, 200 brand da tutto mondo

Profumi di nicchia, li chiamano anche. Sono essenze ricercate, in confezioni una volta semplici e spartane, ora sempre più eleganti. Da dieci anni hanno la loro rassegna che si svolge a Milano, dove si danno appuntamento i migliori brand del settore da tutto il mondo ma anche nomi emergenti. Perchè una delle caratteristiche di questi profumi artistici è che sono sempre delle sfide verso nuovi aromi. Basta la combinazione giusta di ingredienti e si azzecca quello che avrà successo. Tutte le novità e le proposte si troveranno ad Esxence- The Scent of Excellence dal 5 all’ 8 aprile 2018 a The Mall, zona Porta Nuova. Solo in Italia, spiegano gli organizzatori, secondo gli ultimi dati disponibili, la profumeria alcolica d’autore ha inciso circa il 12,5% sul totale della categoriaper oltre 200 milioni di Euro di fatturato (prezzi al pubblico) ovvero circa il 2% dei 9 miliardi di euro del fatturato complessivo Beauty italiano, valori in costante e rapida crescita che evidenziano come il mercato da conquistare sia ancora ampio e tutto da esplorare.
“Esxence negli anni è diventato il più importante punto d’incontro e incubatore di opportunità – afferma Silvio Levi co-fondatore di Esxence e presidente del comitato tecnico – Nei secoli il profumo è passato da elemento di perdizione, peccaminoso, a mezzo di espressione che parla di noi e del nostro stile. Dietro ai pochi profumi belli, tra i tanti solo buoni, spesso, si cela una complessa oltre che affascinante storia. Con sette note si può scrivere una canzonetta come una sinfonia di Beethoven. Stesse materie prime, ma risultati agli antipodi. Il solfeggio per un profumiere è molto più lungo e complicato che per un musicista perché le “note” che deve conoscere sono più di 3.000 e quelle che userà costantemente almeno 300. Forse questo spiega perché solo pochi finora hanno donato all’umanità veri capolavori olfattivi, ma è giunta l’ora che venga data loro importanza alla stessa stregua della pittura o della musica”.
Nei quattro giorni di manifestazione fitto calendario di incontri ed eventi speciali, con workshop, analisi di nuovi mercati e tendenze, dibattiti sui progressi fatti e sulle sfide da vincere, tenuti da esperti internazionali, autori di importanti pubblicazioni e riviste, ricercatori e studiosi. Non mancheranno poi i percorsi olfattivi, uno dei quali coinvolgerà tutti e cinque i sensi e le presentazioni di libri. Infine, per il quarto anno consecutivo, l’annuncio dei finalisti degli Art & Olfaction Awards, il prestigioso premio dedicato a realtà indipendenti della profumeria artistica, con sede a Los Angeles. Ma è proprio l’Italia, secondo Levi, il miglior territorio di sviluppo per la profumeria di nicchia. “Ad essere sinceri i suoi congeniti difetti sono stati il catalizzatore – spiega -. Siamo una nazione molto giovane, con tutti i personalismi regionali, provinciali e comunali possibili. La nostra legislazione ha bloccato per anni lo sviluppo di catene commerciali e department stores con oltre 14 tabelle merceologiche e una normativa sul lavoro temporaneo molto limitante. Per questo le realtà piccole, familiari, proprietarie dei muri, nei centri storici si sono dimostrate un ottimo humus. Si trattava nel 1994 di poco più del 3% al massimo delle ragioni sociali in profumeria ovvero circa 450 punti vendita, visto che secondo Unipro, ora Cosmeticaitalia, le profumerie erano oltre 15.000. Oggi punti vendita del beauty sono sotto le 6.000 unità e la selezione naturale ha portato la rete della profumeria artistica sotto i 250 negozi e quindi oggi incidono per quasi il 5% sui punti vendita complessivi e sviluppano oltre 200 milioni di Euro di fatturato (prezzi al pubblico) ovvero circa il 2% dei 9 Miliardi di Euro del fatturato complessivo Beauty italiano”. Un elemento molto caratterizzante all’interno della profumeria artistica è certamente quello del packaging.

“In realtà per molto tempo la profumeria Artistica ha potuto investire davvero poco sul packaging e ha fatto del povero ma bello il tema dominante – precisa Levi – . In seguito alcuni marchi hanno percorso la strada del super lusso per poter coprire gli investimenti in packaging sofisticati e ottenere l’attenzione dei media sperando di riuscire ad accedere a fatturati relativamente interessanti per poter finanziare la produzione successiva di linee eleganti e ricercate ma non proibitive nel prezzo. Oggi cominciamo a vedere packaging davvero interessanti e di ricerca. Direi che stiamo finalmente passando dal lusso sfrenato all’eccellenza, alla creatività pura senza piaggierie verso il ‘glittering’ e il ‘pretend to be’.

Fonte: Ansa

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